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Tre castelli delimitano la vallata di È il momento del Tre Rocche da uve Sangiovese grosso ovale 🍇🍷 Fattoria Roma




C’era una volta, in quel di , cuore della , un generale, una e un lupo 🍇🍷 📣 Roma propone stasera in i vini della Fattoria , raccontati da Alessandro Nicolucci affiancato dal delegato di Roma













Questo i toni, ancora , dei commenti alla famosa decisione del di . Ed a me continua a venire in mente lo pseudo-intellettuale che diceva che è . Certe persone è meglio averle .







Ironizzando sul sindaco di e sul mancato finanziamento della gita ad per il treno della ad uno studente. Dalle lettere a di oggi. Buona e buona lettura




Vedete? Vogliono farci credere che i valori universali non sono tali: dipende se sei di destra o di sinistra, italiano o no, di una squadra o dell'altra. Vogliono che crediamo che la nostra identità sia de-finita da uno schieramento. Non lo possiamo permettere!



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Ariella Rossi · 8 novembre · È vero sindaco di , il treno che porta i ragazzi in visita ai campi di sterminio è di parte: dalla parte della memoria, della libertà e dell’umanità. Insomma, dalla parte opposta alla sua indecente ignoranza.







In Italia vi furono circa 40.000 deportati. Tornarono in 4000. Chi vuole cancellare la memoria? Articolo tratto da La Stampa 9 novembre 2019















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Mussolini tomb

Raga basta vino

“Sai mamma, ho trovato una casa in affitto a Predappio”. Mi aspettavo un “ma fatti furba” e ciao.

Invece è iniziata una discussione di quaranta minuti - giuro- in cui si è infilato un cameriere dicendo “Ma guarda che lì si dorme al contrario, per forza costa poco” e “ah mi raccomando, niente cappotto rosso se vai a Predappio”. Mi sono un po’ innamorata, specie perché ha quel fascino dell'uomo bruttino. Stavo ridendo come una pazza e lui mi sorrideva un continuazione, intanto mamma continuava a dire che “Predacchio non è un posto sicuro, sta in mezzo al niente” e papà per percularla le fa “Certo, arriva l'acqua una volta al mese e il cibo è appeso fuori perché non c'è il frigo”

“rigorosamente appeso al contrario” ha ribadito il cameriere.

Niente, basta vino, raga. Devo smetterla.

E’ il paradosso a creare lo spazio comico di una situazione.
Ma il paradosso è bello che superato ormai, lo si è lasciato indietro con un balzo (ardimentoso e fiero, secondo certa letteratura di ritorno).
Quindi ieri, nello spogliatoio post calcetto, quando un cinquantenne simpatico come una spina sotto pelle che amabilmente chiamiamo Gheddafi - considerandone l’estrazione non propriamente indigena e la stessa (scarsa) confidenza col pallone del buon Saadi - propagandava fervente il verbo leghista, sono rimasto seduto sulla panca, inerme, in attesa che l’ironia della situazione arrivasse come sempre a sedare il mio disagio.

E invece niente, nessuna ironia, nessuno spazio comico.

Solo uno spazio vuoto.

NOI SIAMO QUI
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E anche quest'anno è arrivato il 28 ottobre, unica data al mondo dove il fascismo torna a essere celebrato con cortei, saluti romani e cori da stadio. La differenza è che quest'anno, dopo tanti anni, a Predappio ci sarà anche una manifestazione antifa, manifestazione che i fascisti (quelli che considerano fascisti gli antifascisti, che non sanno togliere il CAPS LOCK, che non sono razzisti però) non volevano, perché loro sono lì per ricordare un uomo, il pelatone dei ponti e dei treni in orario, e non quello dei gas in Africa, delle leggi razziali e degli eccidi un po’ ovunque, anche in Grecia, terra attaccata senza motivazioni e dove le menzogne del regime uscirono allo scoperto. Proprio oggi, mentre i fasci ricorderanno la marcia su Roma visitando l'unica cripta al mondo, in un Paese democratico,  dedicata all'uomo delle bonifiche, è anche, soprattutto, il giorno della Liberazione di Predappio, mai ricordata per bene, alla quale parteciparono anche i greci, tra l'altro, insieme ai polacchi. Fu proprio il comandante polacco del 18° Battaglione, in risposta all’affermazione di Mussolini del ‘39 secondo cui la Polonia non esisteva più, che prese il libro maestro del Comune, firmò, e scrisse “Noi siamo qui.”

[nella foto, i polacchi a Predappio, 1944]